La forza della preghiera. Esperienze di Sant’Egidio nella preghiera continua in Olanda per una famiglia armena (con un poema di Hayarpi Tamrazyan)

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‘Alla fine la preghiera e la concreta solidarietà della comunità cristiana hanno salvato la famiglia Tamrazyan dall’espulsione’, racconta un articolo sulla prima pagina dell’Osservatore Romano intitolato La forza della preghiera. ‘Potrà infatti rimanere nei Paesi Bassi il nucleo familiare armeno — padre, madre e tre figli — che dallo scorso 26 ottobre è stato protetto dall’espulsione grazie ad una celebrazione religiosa non stop che centinaia di pastori hanno officiato, per oltre tre mesi, nella chiesa protestante di Bethel. Una legge nazionale, come è noto, vieta infatti alle forze di polizia di entrare in una chiesa mentre si sta svolgendo un servizio religioso. Di qui la decisione della locale comunità cristiana di dare vita a una straordinaria maratona religiosa che ha coinvolto diverse centinaia di pastori e predicatori olandesi e stranieri, appartenenti ad almeno venti denominazioni differenti.’ Tra i tanti partecipanti, risultato di una mobilitazione eccezionale, anche la Comunità di Sant’Egidio dei Paesi Bassi.

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La Comunità ha partecipato due volte, con la ‘preghiera per la pace’. In una di queste preghiere, si rifletteva sulla lettura di Isaiah 25,4: ‘tu sei sostegno al misero, sostegno al povero nella sua angoscia’. Racconta un membro della Comunità di  Sant’Egidio di Amsterdam: “La prima opera della Comunità è la preghiera. Durante la preghiera nella chiesa di Bethel, i testi dei salmi che abbiamo cantato sul rifugiarsi in Dio parlavano con una nuova forza. È stata un’esperienza forte e commovente di preghiera ecumenica. Non si accendeva o spegneva il cero. All’inizio della nostra preghiera abbiamo ricevuto la luce del cero dal pastore che presiedeva alla preghiera o liturgia precedente, e alla fine si passava quella luce a chi continuava la preghiera dopo di noi.”

Hayarpi Tamrazyan, la figlia maggiore della famiglia (21 anni, studentessa di econometria all’università di Tilburg), ha condiviso in alcune interviste le sue esperienze di preghiera continua e di rifugiarsi nella chiesa. Racconta: “è come se la Bibbia raccontasse la storia della tua vita”. Si è sentita toccata nel cuore sopratutto dalla storia di Rut, e sul suo blog con poesie che ha scritto durante i mesi nella chiesa, riprendeva le parole del libro di Rut in una poesia sulla fedeltà: “il tuo Dio è il mio Dio e il tuo popolo è il mio popolo”. E in un altro poema descrive la chiesa Bethel, “questa casa di Dio”, come il luogo dove si è sentita a casa, e al sicuro nella chiesa e tra le braccia di Gesù:

“Church asylum
For so many weeks
For months
I wonder
How this is possible

Incredible
breathtaking…
So much support
We pray for weeks now
We sing for weeks now
We learn for weeks now

Around-the-clock
7 days a week
We praise and worship God
It makes the flowers in my heart grow
It makes me thankful
In a way I’ve never been before

There is peace in the Bethel
Light in darkness
Hope in the eyes
There is much love
As a gift
Of God’s presence here

And there is safety
In this house of God, Bethel
We are safe
Safe in the arms of Jesus”

La PKN, la chiesa protestante dei Paesi Bassi, ha communicato che quasi 1000 pastori e 12.000 fedeli hanno partecipato alla preghiera continua di 3 mesi. Dopo questo tempo intenso di preghiera, e poi con l’accordo raggiunto dal governo, come ha raccontato anche l’Avvenire, la famiglia Tamrazyan non sarà espulsa, e 700 richieste di asilo di minori che erano state rifiutate saranno riviste. Nello stesso tempo, questa esperienza condivisa da tanti cristiani e la vittoria successiva è diventata anche l’inizio di un processo di riflessioni sulla preghiera e sul ruolo della chiesa e dei cristiani in una società secolarizzata. Per tanti, questi tre mesi sono stati un esempio della bellezza dell’unità, e un segno, come dice l’articolo dell’Osservatore Romano, della forza della preghiera.

 

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